‘Dipinti del '500’

Strepitoso ritratto su rame del ‘500 con cornice intagliata e dorata

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Da oggi è in vendita su antiquares questo prezioso ritratto ad olio su rame della fine del Cinquecento (XVI sec).
Il dipinto raffigura in maniera molto qualitativa una bella dama riccamente vestita con pizzi, abiti ricamati e perle.
Una vera e propria “chicca” per appassionati e collezionisti esigenti.
Il rame è impreziosito e riccamente completato da una magnifica cornice intagliata a frutta e fiori, dorata a foglia d’oro, originale, del Seicento.
Si tratta di un oggetto complessivamente strepitoso, raro da trovare per epoca e qualità.
Tenete presente che le dimensioni del rame sono piuttosto ridotte, misura infatti cm 17,5 per cm 13; la cornice esternamente misura invece cm 27 per cm 23,5.
Considerando tali proporzioni, potrete rendervi meglio conto delle potenzialità dell’oggetto dal punto di vista della qualità pittorica:
ricco di dettagli, minuzioso nella descrizione dei particolari dell’abito, quanto realistico nell’espressività del volto della figura.
Le condizioni di conservazione sono ottime, il supporto presenta ossidazione sopratutto nello sfondo.
La figura è altresì integra, gli oli hanno infatti protetto nel tempo il ritratto.
Tutto ciò ne accresce notevolmente il fascino.
La cornice è anch’essa un’opera d’arte, conservata splendidamente nell’intaglio, completo, e nell’oro, praticamente integro.
Ha una piccola rottura in un angolo (vedi foto 3), potremmo pensare noi stessi ad un’eventuale restauro.
Questi sono gli oggetti su cui investire in momenti di crisi, lo consigliamo vivamente a tutti i nostri sempre più numerosi visitatori.
Non esitate a chiedere per ogni dubbio, nella sezione “contatti” del sito troverete tutte le info necessarie.
Per visionare l’ampia galleria fotografica allegata all’articolo digitate su “altre foto”.
Art. 111)

Venduto

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Importante pala d’altare del Cinquecento, olio su tavola di cm 150 x cm 125, da museo

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Da oggi, 18 marzo 2010, è in vendita nel nostro sito questa rarissima tavola dei primi anni del Cinquecento.
Chi ci segue con attenzione, sa che nel descrivere gli oggetti che proponiamo, mantengo  un certo realismo, evitando volutamente  superlativi assoluti o aggettivi eccessivamente pomposi, come “museale”, di cui spesso si abusa in altri ambiti.
Mantenere questo basso profilo, qui è davvero difficile, perchè il dipinto che vi sto per descrivere rappresenta il massimo per dimensioni, qualità, epoca e sopratutto per il fascino che trasmette e di cui ancora “profuma”.
Per questo, nel titolo, mi sono permesso di scrivere “da museo”, perchè questa sarebbe la giusta collocazione per un oggetto con tali caratteristiche.
Dopo questa doverosa premessa, inizio a “raccontarvi” questa magnifica tavola.
Il dipinto raffigura la Madonna con Bambino, San Giovannino e Santa Margherita d’Antiochia (Margherita, nobile
giovinetta di Antiochia convertitasi al cristianesimo, rifiutò di
sacrificare agli dei. Resistette con costanza alle più atroci torture e,
incarcerata, vinse le tentazioni del diavolo che le apparve anche sotto
forma di drago per divorarla. Prima di essere decapitata pregò per Sè, per
i suoi persecutori e per coloro che l’avessero invocata nelle loro
preghiere, in particolare per le partorienti in difficoltà, che avrebbero
cosi dato alla luce una creatura in buona salute).
Nel descrivere la costruzione del dipinto, ho volutamente omesso il Santo vescovo, in alto a sinistra, poichè questa figura è stata aggiunta in epoca successiva (probabilmente tra la fine del Settecento ed i primi anni dell’Ottocento).
Come potrete notare dai saggi di pulitura, sotto al vescovo è ancora presente, e praticamente intatto, un bel paesaggio, originale e coevo al resto della pittura.
Abbiamo deciso di lasciare al futuro proprietario, la scelta su come – e se – intervenire per ripristinare l’opera originaria o conservare le aggiunte dei secoli che, seppure meno armoniose,hanno un grande fascino narrando la storia di questa bella opera .
Mantenere questa figura, seppur abbastanza statica e meno volumetrica delle altre, oppure eliminare il vescovo mediante pulizia e ristabilire l’antica armonia della tavola.
Dalle numerosissime foto allegate a questo articolo, potrete notare la presenza nella mangiatoia, in basso a sinistra, di una scritta, che recita testualmente:
1606./PETRUS SIFD[US](?)/ [ET] . IO / BAPTA . CAPONUS MA[R]ONUS . [ET] /MA[R]CII . PRI[O]RI
Il significato potrebbe essere:
1606 (data di fattura della tavola) PIETRO SIFFREDO (o Sigfrido?) E
GIOVANNI BATTISTA CAPPONI MARONI E DEL PRIORE MARCO.
Ossia i nomi di tre probabili committenti, che nel 1606, donarono la tavola, nata come pala d’altare, magari ad una chiesa.
Non riferirei tale data a quella della pittura della tavola, poichè stilisticamente l’opera è chiaramente collocabile nella prima metà del XVI secolo.
Da notare anche, che nelle fasce che scendono, srotolandosi dalla mangiatoia, è pure presente una firma (probabilmente dell’autore), di cui restano leggibili solo alcuni caratteri (una H, una A ed una L).
Dal punto di vista stilistico, la tavola è collocabile nell’ambito della pittura manierista del Cinquecento, probabilmente Umbra o Toscana, con riferimento alla scuola del Vasari.
Sicuramente buono il livello qualitativo dell’autore, che purtroppo è a me sconosciuto.
Uno studio approfondito potrebbe riservare piacevoli sorprese anche in merito ad eventuali attribuzioni.
Lo stato conservativo è discreto.
La tavola è di arbuccio (una qualità simile al pioppo), mentre le traverse sono di cipresso.
Il verso mostra una parchettatura  stabile con ancora le traverse originali.
Le quattro piastre metalliche novecentesche, fissate con viti,  poste a rafforzo di una disconnessione tra le tavole, forse andrebbero eliminate in sede di restauro.
Tale disconnessione, che percorre longitudinalmente tutto il retro, non pregiudiuca  la lettura del recto.
Analizzato con la lampada di wood, il dipinto presenta delle velature nella parte alta ed in quella centrale, mentre dei restauri più estesi sono visibili solo nella parte bassa, che, come sempre accade, è quella che risente maggiormente degli agenti esterni.
Considerata l’epoca del dipinto, direi che non ci possiamo proprio lamentare…
Concludo questo lunghissimo articolo (mi scuso con i lettori per la prolissità) dicendo che possiamo far eseguire noi stessi l’eventuale restauro della tavola, da un professionista che lavora anche per la Sovrintendenza; lo stesso che ha già effettuato i saggi di pulitura ed ha esaminato e quantificato (anche economicamente) la mole del possibile intervento.
Art. 75)

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