Pietro Facchetti: ritratto di Alfonso Morandi - Antiquares
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Pietro Facchetti: ritratto di Alfonso Morandi

Descrizione

La scritta in alto a sinistra, osservando frontalmente il dipinto, riferisce con certezza il nome, la data di nascita e quella di morte del personaggio ritratto: un nobiluomo chiamato “Alfonso Morandi” vissuto appunto dal 1577 al 1607.
Il giovane viene raffigurato in ricche vesti scure, interrotte da un’ampia gorgiera bianca e da maniche anch’esse adornate da pizzi.
L’elsa della spada su cui poggia il polso sinistro, oltre a fornire ulteriori elementi sul ruolo sociale del ritratto, garantisce naturalezza alla posa del personaggio.
Il volto del giovane è fiero ed appare sicuro, mentre tiene nella mano destra un libro dalla copertina verde, anch’esso motivo di interruzione dello scuro insieme.
La qualità pittorica particolarmente elevata riconduce alla ritrattistica Romana della fine del Cinquecento, ad un artista che ruota attorno a Scipione Pulzone (Gaeta, 1550 circa – Roma, 1º febbraio 1598), maestro ormai quotatissimo e ricercato dal mercato internazionale.
Approfondendo ulteriormente e delimitando quindi il campo di questa indagine, proviamo a suggerire il nome di Pietro Facchetti ( Mantova 1539 – Roma 1613) quale autore del nostro ritratto.

Di seguito riportiamo brevi informazioni circa la vita e le opere di questo pittore Mantovano.

Pietro Facchetti nacque a Mantova, da una famiglia povera, tra il 1535 e il 1539.
Dopo la formazione iniziale presso la bottega di Lorenzo Costa il Giovane, si trasferì a Roma dove lavorò per la corte pontificia e la nobiltà romana.
A Roma, per conto del duca di Mantova Vincenzo I, fece copie di dipinti ed acquistò alcune opere d’arte destinate alle collezioni del duca.
Nell’ambiente artistico della città collaborò con gli artisti dell’Accademia di San Luca e entrando a far parte della Accademia dei Virtuosi al Pantheon.
Unitosi allo studio di Scipione da Gaeta, vi guadagnò la fama di ritrattista.
Nei Palazzi Vaticani, lavorò, con altri artisti alla decorazione di una sala della Biblioteca fatta realizzare da Sisto V e, secondi alcuni studiosi, potrebbe aver partecipato anche alla decorazione di due sale Paoline, con gli affreschi Paolo V in atto di donare nuovi volumi alla biblioteca e Scipione Borghese nominato cardinale-bibliotecario da Paolo V.
Fachetti si dedicò anche all’incisione, sia come autore, sia in qualità di mercante e stampatore.
Tra i suoi lavori sono ricordate quattro stampe derivate da dipinti di Giulio Romano.
Morì nel 1613 a Roma, città dove operò maggiormente.

Prima di terminare la breve presentazione, mi soffermerei sulle condizioni di conservazione: il dipinto, in prima tela, è stato da poco pulito.
Il restauro ha evidenziato come sia presente alcun ritocco o reintegro pittorico, se non in prossimità di un vecchio strappo della tela, chiuso di recente e visibile dalle foto del retro (e fortunatamente in prossimità di una zona nera e non di parti maggiormente definite).
Il dipinto è da considerarsi quindi praticamente perfetto: raro per un’opera di quest’epoca, realizzata con così tanti colori scuri (e quindi meno legati alle terre e più delicati).
Evidentemente l’opera è stata per secoli conservata con cura: la provenienza Americana (da cui lo abbiamo acquistato) ci fa presupporre del resto che fosse, come spesso accade, in qualche museo, che ha deciso nel tempo di alienarlo (del resto a retro è presente un’etichetta di inventario che pare verosimilmente museale).

Concludo con le misure: 74 cm per 94 cm nel telaio, 86 cm per 106 cm riportando l’esterno della cornice (che forse è rivedibile).