Straordinaria natura morta di Bartolomeo Arbotori (Piacenza 1594 - 1676) - Antiquares
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Straordinaria natura morta di Bartolomeo Arbotori (Piacenza 1594 – 1676)

12.000,00

Descrizione

Di grandissima qualità pittorica, la composizione in esame racchiude con completezza le notevoli capacità del pittore piacentino Bartolomeo Arbotori (1594-1676), maestro di Felice Boselli, con lui più volte erroneamente confuso.
Su un piano di appoggio, probabilmente di una cucina, sono disposti in un apparente disordine, una serie di elementi a tema gastronomico.
La centralità della scena è riservata alle interiora sanguinanti di un vitello, che con il loro forte odore hanno attirato un gattino, colto nell’istante in cui furtivamente agguanta la prelibata leccornia.
Il tema della vita oltre la morte viene qui affrontato con leggerezza, ma con forte determinazione.
Dietro ad una prova di palese abilità tecnica, Arbotori nasconde, solo ai più superficiali osservatori, significati profondi.
Nello stesso dipinto possiamo distinguere una serie di nature morte: dal cesto di frutta alla forma di formaggio con il coltello poggiato; dipinti di per se completi, all’interno di un unico quadro.
Ciò che colpisce di impatto i più sensibili, la testa del vitello adagiata alla tavola di legno, è forse il punto di forza dell’intera opera, per la resa qualitativa, oltre che per la capacità di stupire l’osservatore.
Cosa deve suscitare un’opera d’arte se non stupore?
Cosa deve determinare se non spunti di riflessione?
Anche per questi aspetti tale composizione appare così moderna, che potrebbe essere confusa con quelle di pittori del Novecento.
La natura morta è stata restaurata e rintelata negli anni ’90, dalla famiglia che la possedeva da sempre.
Sembrerebbe infatti, dai ricordi tramandati ai precedenti proprietari, che il quadro provenga dal palazzo di famiglia vicino Parma, città dove del resto lavorò con continuità Arbotori.
La cornice, laccata nera e con gli angoli dorati e bulinati, è importante ed autentica.
La forma e lo stile fanno risalire il manufatto alla fine del Seicento ed all’ambito marchigiano, inducendo a pensare che sia stata abbinata in epoca successiva alla tela di Arbotori.

Il telaio misura 123 cm per 88 cm, mentre esternamente la cornice misura  142 cm per 107 cm.