Cenni biografici dei principali Pittori - C - Antiquares
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Cenni biografici dei principali Pittori – C

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CAIRO FRANCESCO

Antiquares si offre di valutare dipinti attribuiti a Francesco Cairo o alla sua scuola.

Potete richiedere il nostro parere, per una stima del valore di un’opera di questo o di altri autori che avete in collezione, o che avete ricevuto in eredità.

Siamo disponibili ad acquistare quadri di Francesco Cairo o di uno dei suoi allievi, dopo una prima visione in foto ed un successivo approfondimento dal vivo.

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Riceverete una prima indicazione sul valore reale del vostro quadro, di Francesco Cairo o del suo ambito pittorico.

 

Francesco Cairo nasce a Milano nel 1607. Si formò al suo inizio nell’ambito del Morazzone come attestano le sue principali opere giovanili: la pala con Santa Teresa, oggi alla Certosa di Pavia e  l’Estasi di Sant’Andrea Avellino a S. Antonio Abate a Milano. Nel 1633 si trasferisce a Torino presso la Corte dei Savoia. Durante il suo soggiorno torinese ricordiamo varie versioni della Salomè, dell’Erodiade e del Cristo nell’Orto. Tra il 1637 ed il 1638 compie un viaggio a Roma ove in contatto con svariati artisti, dalla scuola emiliana (Guido Reni e Domenichino) ai primi barocchi (Pietro da Cortona e Giovanni Lanfranco). Al suo rientro in Lombardia dipinge alcune pale d’altare e tra queste segnaliamo  il San Carlo Borromeo che impartisce la prima comunione a San Luigi Gonzaga di Casalpusterlengo, e la Madonna con le Sante Caterina da Siena e Caterina d’Alessandria per la Certosa di Pavia. E’ in queste raffigurazioni che si nota un cambiamento di stile e si passa ad una pittura molto raffinata. Tra il 1645 ed il 1649 lo ritroviamo di nuovo in Piemonte alla Corte dei Savoia ove dipinge la grande tela con il Ritrovamento di Mosè. Le opere del suo ultimo soggiorno milanese si avvicinano ad uno stile veneziano e tra queste: na pala con San Giovanni Battista oggi ad Aicurzio e la grande Assunzione per Orta. Muore a Milano nel 1665.

CALZA ANTONIO

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Antonio Calza nasce a Verona nel 1658. Fu allievo del pittore bolognese Carlo Cignani. Trasferitosi a Roma andò a lavorare nella bottega di Jacques Courtois. I soggetti principali dei suoi dipinti furono essenzialmente battaglie e temi storici. La sua attività lavorativa si svolse prevalentemente a Bologno e tra i suoi allivi ricordiamo Giovanni Battista Canziani e Guglielmo Capodoro. Muore a Verona nel 1725.

CAMBIASO LUCA

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CAMPI ANTONIO

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Antonio Campi nasce a Cremona nel 1524. Era figlio di Galeazzo Campi e fratello di Giulio Campi e Vincenzo Campi. Probabilmento fu allievo del fratello Giulio. La sua prima opera fu una pala d’altare per la Chiesa di Sant’Ilario a Cremona datata 1546. La sua pittura è stata da subito influenzata dal Parmigianino e da Giulio Romano. Nel 1550 collabora con suo fratello Giulio alla decorazione di Palazzo Pallavicino a Torre Pallavicina. Nel suo primo soggiorno milanese si occupò della decorazione della Chiesa di San Paolo Converso con il cicli di affreschi del Presbiterio e dipinse una pala (La Resurrezione di Cristo) per il santuario di Santa Maria presso San Celso. Rientrato a Cremona dipinse nel 1566 la Pietà per la Cattedrale e la Decollazione del Battista in San Sigismnondo.  In questo periodo compone numerosi affreschi (per la chiesa di San Sigismondo e San Pietro al Po a Cremona e per quella di San Vittore a Meda e tele conservate in vari musei (Sacra conversazione, oggi a Brera; San Girolamo, oggi al Museo del Prado) oppure coservate in luoghi di culto (la Decollazione del Battista per San Paolo Converso; Adorazione dei pastori per Santa Maria della Croce a Crema). Tra le opere milanesi dell’ultimo periodo ricordiamo il trittico della Chiesa di san Marco, e due tele della Cappella Gallarati a Sant’Angelo, la decorazione della volta a botte della Chiesa di San Paolo in cui le figure di Cristo e degli venivano raffigurate in una prospettiva quasi barocca. Muore a Cremona nel 1587

CAMPI GIULIO

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Giulio Campi nasce a Cremona nel 1502. Figlio e discepolo di Gaelazzo Ciampi. Le sue prime opere a noi note sono la pala con La Vergine in trono e i ss. Nazaro e Celso, dipinta per SS. Nazaro e Celso e la pala ed il ciclo di affreschi eseguiti per Santa Maria delle Grazie a Soncino. Nel 1536 venne incaricato e finanziato dal Duca di Milano per la pala dell’altare maggiore e gli affreschi del transetto della Chiesa di San Sigismondo nell’abbazia dei gerolamini. Nel 1547 su incarico del Priore Girolamo Vida, ottiene l’incarico per la la ricostruzione della Chiesa delle SS. Pelagia e Margherita; e qui riuscì ad esprimere la sua abilità non solo come pittore ma anche come architetto e scultore. Altre sue opere degne di menzione sono: affreschi del castello Trivulzio, poi Trecchi, a Maleo (Cremona), affreschi decorativi della Villa Cicogna Mozzoni a Bisuschio (Varese), le Storie di San Paolo e la tela con Il riposo in Egitto presso San Paolo Converso a Milano e gli affreschi nella volta della Cappella Taverna deella Chiesa di Santa Maria della Passione sempre a Milano. Infine realizza all’interno del Duomo di Cremona nel 1566 l’ancona in terracotta dell’Altare Ala e la Pala di San Michele e nel 1568 tre tele nella Cappella della Beata Vergine del Popolo (Battesimo di Cristo,Nascita e Predicazione del Battista) e altri tre nella Cappella del Sacramento (Ultima cena, Raccolta della manna, Cristo e la Maddalena). La sua opera fu influenzata da artisti quali Giulio Romano. Muore a Cremona nel 1572.

CAMPI VINCENZO

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Vincenzo Campi nasce a Cremona nel 1532. Era il fratello minore ed allievo dei suoi due fratelli Giulio ed Antonio. Il suo stile pittorico era ambivalente; da una parte la produzione di pale d’altare con una forte sensibilità e dall’altra la rappresentazione di scene di genere popolate di personaggi con volti caricaturali e grotteschi e donne ammiccanti e procaci ispirate senza dubbio alla pittura fiamminga. Tutto queste tipologie di opere riscuotono molto successo soprattutto presso il suo principale mecenate e cioè il bavarese Hans Fugger. Le sue principali opere furono create a Cremona , ma ne ritroviamo anche a Busseto, Milano e Pavia. Ricordiamo all’interno del Duomo di Cremona una Pietà nella Sala del Capitolo ed una serie di profeti sulla navata; alla Certosa di Pavia realizzò il Cristo inchiodato alla Croce. Si calò alla perfezione, nella realizzazione di queste opere, nell’atmosfera di drammaticità che veniva richiesta agli artisti durante il periodo della Controriforma. Tra il 1586 ed il 1589, insieme al fratello Antonio, dipinse la volta della Chiesa di San Paolo Converso a Milano con prospettive a trompe l’oeil. Nel 1588 dipinse il San Matteo che la critica considerò un precedente fondamentalòe per la pittura del Caravaggio. Muore a Cremona nel 1591.

CANALETTO GIOVAN ANTONIO

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CANTARINI SIMONE

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Simone Cantarini detto anche il Pesarese o Simone da Pesaro nasce a Pesaro nel 1512. Il suo primo maestro fu Giovanni Giacomo Pandolfi, ma la venne influenzato anche da artisti quali Guido Reni e Barocci. La prima parte venne vissuta nella Marche, ma il suo perfezionamento avvenne prima a Venezia presso la bottega di Claudio Ridolfi e successivamente a Bologna tra il 1635 ed 1639 presso la Bottega di Guido Reni. Tra le sue opere del periodo bolognese ricordiamo l’Immacolata e Santi, Il riposo in Egitto, la Trasfigurazione e il Loth con le figlie. Durante un breve soggiorno romano ricordiamo il Miracolo dello storpio e la Salomè che riceve la testa del Battista. Alla morte di Guido Reni torna a Bologna e realizza L’Adorazione dei Magi. Tra i suoi principali allievi ci furono Lorenzo Pasinelli, Giulio Cesare Milani, Giovanni Maria Luffoli, Giovanni Venanzi, Giovanni Peruzzini, Girolamo Rossi e Flaminio Torre. Le circostanze della sua morte narrano che possano essere avvenuta a Verona nel 1648 per mani del Duca di Mantova a causa di una mancata consegna, mentre per altri sarebbe stato ucciso da un pittore mantovano dopo un violento alterco.

CARAVAGGIO

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CARPACCIO VITTORE

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CARLEVARIJS LUCA

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Luca Carlevarijs nasce a Udine nasce a Udine nel 1663. Alla morte del padre si trasferisce a Venezia e si stabilisce a fianco della potente famiglia dei Zenobio che tra il 1682 ed il 1688 gli commissionano di dipingere paesaggi di grandi dimensioni all’interno del loro Palazzo. Tra il 1685 ed il 1690 fece un viaggio attraverso l’Italia toccando Bologna, Firenze e Roma per approfondire anche le sue conoscenze. Nel 1703 pubblica una raccolta di acqueforti “Le Fabriche” che riprendono frontalmente gli edifici e le piazze più importanti di Veneziz. Era l’anticamera del Vedutismo Veneziano. Venne iscritto nel 1708 alla Corporazione dei Pittori Veneziani e produsse in questi anni una grande quantità di vedute e capricci di rovine e porti, fino a quando non venne soppiantato dal suo allievo Antonio Canal (Canaletto). Morì in seguito ad una paralisi progressiva nel 1730.

CARRACCI AGOSTINO

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CARRACCI ANNIBALE

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CARRACCI LUDOVICO

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Ludovico Carracci nasce a Bologna nel 1555. Era il cugino di Agostino ed Annibale Carracci. Si formò presso Prospero Fontana. Viaggiò tra Firenze, Parma Mantova e Venezia ed entrò in contatto con Camillo Procaccini. La sua predilizione è rivolta ai soggetti religiosi. Nel 1582 assieme ai suoi cugini fonda l’Accademia dei Desiderosi e successivamente degli Incamminati. Prima del 1584 si ricordano: lo Sposalizio mistico di santa Caterina, San Vincenzo in adorazione della Vergine e del Bambino, San Francesco in adorazione del Crocifisso. Nel 1584, assieme ai due cugini collabora alla decorazione di Palazzo Fava. Altre opere composte  sono: Il Battesimo di Cristo, il San Francesco e il Matrimonio mistico. Nel 1585 dipinge l’Annunciazione e la Visione di San Francesco ove si riscontra l’influenza di Bartolomeo Cesi. Nel 1587 dipinge la Conversione di San Paolo, nel 1588 La Madonna dei Bargellini, successivamente produce La Madonna degli Scalzi e La Saca Famiglia con San Francesco. Tra il 1590 ed il 1592 collabora con i cugini al Fregio di Palazzi Magnani e dipinge La Flagellazione di Cristo e La Predica del Battista custodita alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Tra il 1604 ed il 1605 lavora ad una serie di dipinti murali presso la Chiesa di San Michele in Bosco ma andarono quasi persi tutti a causa delle caratteristiche del luogo. Con lui c’era anche il suo allievo Guido Reni. Nonostante questi dipinti siano andati persi sono considerati uno dei veri capolavori di Ludovico Carracci e della sua Scuola. Tra il 1607 ed il 1608 esegue a Piacenza gli affreschi nel coro del Duomo. Nel 1612, su commissione di Maffeo Barberini esegue il San Sebastiano gettato nella cloaca massima per Sant’Andrea della Valle, ora custodito al Getty Museum di Los Angeles. Nel 1614 dipinge la Crocifissione e i Santi Padri nel Limbo per la chiesa di Santa Francesca Romana a Ferrara in origine prevista per la Basilica di San Giorgio fuori le mura. L’opera è collocata nella prima cappella di destra contorniata da una trilogia di dipinti raffiguranti nella cimasa gli Angeli Adoranti e nelle nicchie laterali L’Addolorata e San Giovanni Evangelista Piangente. Nelle sue opere si è ispirato al Correggio e ai vedutisti veneziani. Muore a Bologna nel 1619.

CARRIERA ROSALBA

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Rosalba Carriera nasce a Venezia nel 1675. Fu educata a coltivare le arti e all’inizio ebbe come maestro  il pittore d’arte sacra e ritrattista, Giannatonio Vucovichio Lazzari. Comincia la sua attività producendo Tabacchiere (scatole destinate al tabacco). Fu la prima ad utilizzaro l’avorio nelle miniature e a inserire nelle stesse un tratto veloce tipico della pittura veneziana. Divenuta famosa per la delicatezza delle miniature, gli vennero commisionati numerosi ritratti, facendo rinascere l’arte del pastello. I ritratti vennero oltre che da principi e principesse persino dal Re di Francia Luigi XV. Entrò a far parte dell’Accademia Nazionale di San Luca grazie alla Fanciulla con colomba; e durante il suo soggiorno parigino entrò a far parte anche dell’Accademia Reale. La sua caratteristica principale era quella di saper scrutare il volto e rappresentarla in ogni singolo particolare come in Ritratto di signora anziana. Dipinse una quantità considerevole di autoritratti custoditi a Venezia ed in altre collezioni. Tutta questa derie di autoritratti ripercorrono i vari stati d’animo dal primo del 1709 conservato agli Uffizi e che rappresenta se stessa mentre dipinge sua sorella, fino all’ultimo realizzato nel 1746 ove si rappresenta con un volto invecchiato, triste ad identificare lo stato d’animo dopo un’operazione negativa alla cornea che las porterà da lì a poco alla cecità totale. Ebbe come allieve: Marianna Carlevaris , figlia del famoso pittore Luca Carlevaris,  Felicita Hofman-Sartori e la sorella Angioletta Sartori. Morì a Venezia nel 1757.

CASTELLO VALERIO

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Valerio Catello nasce a Genova nel 1624. Alla morte del padre viene lasciato al fratello maggiore Torquato. Si dedica ben presto alla pittura osservando con passione le opere di Perin del Vaga.  Su di lui ebbero grande influsso durante la sua operazioni, le opere del Correggio, del Parmigianino, di Van Dyck, di Procaccini. Dalle opere di Rubens trasse lo spunto per composizioni in movimento. Gli vennero affidate numerose commesse. Nel 1647 dipinse due tele per l’oratorio di San Giacomo della Marina; si occupa anche degli affreschi della volta del Salotto della Fama all’interno del Palazzo Reale. Contribuì alla formazione di diversi artisti come Domenico Piola con il quale contribuì agli affreschi della Chiesa di Santa Maria della Passione a Genova. Tra i suoi discepoli ricordiamo Bartolomeo Biscaino, Giovanni Paolo Cervetto, Stefano Magnasco e Giovanni Battista Merano. Tra le sue opere ricordiamo la Strage degli Innocenti (Museo dell’Hermitage), il Ratto delle Sabine (Uffizi), Adorazione dei Magi (Strasburgo), Vergine e Banmbino con San Giovanni Battista (national Gallery di Londra). Morì a Genova nel 1659 in circostanze ancora non chiare.

CERESA CARLO

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CERQUOZZI MICHELANGELO

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Michelangelo Cerquozzi detto Michelangelo delle Battaglie o Michelangelo delle Bambocciate nasce a Roma nel 1606. Si formò presso il tardo manierista Giuseppe Cesari e si segnalò per le scene di genere fino a confluire nella scuola dei Bamboccianti romani creata dal pittore Peter Van Lear. Divenne membro dell’Accademia di San Luca a partire dal 1634. Tra le sue opere principali del periodo c’è la Rivolta di Masaniello (1647-48, Galleria Spada). Produsse numerose nature morte rappresentate dalla Raccolta delle Lumache. Produsse anche battaglie (da qui il suo soprannome) e soggetti a sfondo sacro come Il figliol prodigo e Adamo, Eva e Abele (Galleria Barberini).  Muore a Roma nel 1660.

CERUTI GIACOMO

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Giacomo Antonio Melchiorre Ceruti detto il Pitocchetto nasce a Milano nel 1698. Fino ai primi del 700 è stato operoso a Brescia ove venne soprannominato il Pitocchetto per il gusto di rappresentare reietti, poveri, contadini, vagabondi, in quadri dal formato grande.  Il suo filone è quello della “pittura di realtà” che aveva avuto rappresentanti come Vincenzo Foppa e vari artisti bresciani, ma in fondo mai nessuno aveva raggiunto livelli alti come il Ceruti, capace di rappresentare con straordinaria vicinanza alla verit6à quotidiana questo tipo di realtà. La sua prima opera è datata 1724 e si tratta del Ritratto del Conte Giovanni Maria Fenaroli. Nel 1736 si trasferì prima a Venezia e successivamente a Padova operando nella Basilica del Santo e nella Chiesa di Santa Lucia ove dipinse una Pala con la Santa, il Battesimo di San Giustino,  i Quattro Padri della Chiesa, i Quattro Evangelisti e i Quattro Santi protettori della città. Ricordiamo anche la pala d’altare di Gandino, e gli affreschi di Palazzo Grassi a Venezia. Rientrato a Milano ottenne varie commissioni e divenne anche pittore di storia. Nel 1736 dipinse la Lavandaia e molte nature morte. Nel 1785 dipinse il Ritratto di viandante. Muore a Milano nel 1767.

CIFRONDI ANTONIO

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CIGNAROLI VITTORIO AMEDEO

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Vittorio Amedeo Gaetano Cignaroli, nasce a Torino nel 1730. Inizia il suo percorso artistico presso la bottega del Padre che lavorava alla Corte dei Savoia. Lavora anche lui per la Corte Sabauda e all’età di 19 anni inizia a lavorare come paesaggista presso la Reggia di Venaria; si occupa anche degli arazzi dal 1753 al 1763 fornendo i cartoni con scene campestri. Nel 1763 comincia a lavorare anche al Castello di Stupinigi sulle sovraporte e dipingendo nove tele con scene di caccia. Nel 1774 lavora al Castello di Monalieri e nel 1794 al Castello di Rivoli dove si occupa della camera di Madama Beatrice. Lavorò costantemente per conto della Famiglia Savoia come fece suo padre e come farà anche successivamente suo figlio. Muore a Torino nel 1800.

CIGOLI LUDOVICO

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CIMA DA CONEGLIANO GIOVANNI BATTISTA

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Giovanni Battista Cima, meglio conosciuto come Cima da Conegliano nasce a Conegliano tra il 1459 ed il 1460. Il suo primo dipinto è datato 1489 quando si era trasferito a Venezia aprendo una bottega. Tra il 1500 ed il 1515 viaggia e dimora tra Venezia e varie città dell’Emilia tra cui Bologna, Carpi e Parma ove gli vengomno commissionate alcune opere tra cui la Madonna col Bambino tra i santi Michele Arcangelo e Andrea del 1505 e la Sacra Conversazione del 1513. Viene considerato un allievo di Giovanni Bellini. La sua produzione artistica si incentra soprattutto su rappresentazioni sacre; tra quelle ispirate alla Madonna ricordiamo la Madonna dell’Arancio del 1496, conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e la Madonna col Bambino del 1504-1505, oggi conservata alla National Gallery di Londra; tra quelle ispirate alle Sacre conversazioni, ol tre alle due menzionate precedentemente ricordiamo anche quella del 1495 conservata alla National Gallery of Art di Washington, che può essere considerata tra le migliori del suo repertorio artistico. Ma non si è limitato a produzioni di Madonne e madonne con Bambino e Sacre conversazioni; di lui si ricordano anche svariate pale d’altare disseminate in numerose chiese di Venezia, Polittici, raffigurazioni di San Gerolamo nel deserto e altre opere disseminate in chiese e musei di tutto il mondo. Nelle sue raffigurazioni i parsaggi perfetti lasciavano il posto alla rappresentazione reale dei colli trevigiani. Si tratta di uno maggiori e più rapprentativi esportatori dell’arte veneziana del periodo. A partire dal 1516 si hanno cenni della sua presenza a Conegliano ove morirà tra il 1517 ed il 1518. La sua abitazione è divenuta Casa Museo di Giovanni Battista Cima.

CITTADINI PIER FRANCESCO

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Pier Francesco Cittadini nasce a Milano nel 1616. Il suo primo maestro fu a Bologna Guido Reni che influenzò le sue prime opere tra cui il Martirio del protomartire in S.Stefano (1637). Alla morte del maestro si diresse verso uno stile carracesco come si può evincere da La caduta di Saulo, dipinta nel 1645.  Successivamente si trasferisce a Roma accostandosi ad alcuni pittori francesi e riuscì ad ottenere alcune commesse da parte di Luigi XV avendo ottenuto una certa fama grazie ai suoi paesaggi e alle sue nature morte. Tra le sue opere più importanti ricordiamo le quattro parti delle Stagioni e Doppio ritratto (Antonio e Agostino Azzurrini di Faenza), custodito alla Pinacoteca civica di Forlì. Muore a Bologna nel 1681.

CLAESZ PIETER

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Pieter Claesz nasce a Berchem (Anversa) nel 1598. La sua vita si svolge prevalentemente ad Haarlem in Olanda. Assieme al pittore Claeasz Willem detto Heda creò una serie di raffigurazioni di natura morta detta “ontbijt” che produsse con grande precisione tavole imbandite, nature morte e vanità. La loro rappresentazione era accuratissima con tutti gli oggetti rappresentati (vasellame, frutta, cibarie) e illuminati da una luce leggera. Il suo obiettivo era di rendere realistici il più possibile i soggetti rappresentati anche studiando nuove tecniche per dipingere oggetti curvi e rettilinei. E’ anche per questo che è considerato il principale pittore di nature morte ad Haarlem che in quegli anni era la città più importante. Muore ad Haarlem nel 1661.

CLOUET FRANCOIS

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Francois Clouet nasce a Tours attorno al 1515. Lavorò presso la Corte Reale di Francia realizzando numerosi ritratti a mezzobusto; Clouet dipinse diversi ritratti dei personaggi più rappresentativi del regno, tra questi un bel ritratto del re Francesco I, ora custodito alla Galleria degli Uffizi di Firenze, una miniatura del suo successore, il re Enrico II, quello di sua moglie, Catherine de ‘Medici, dei loro figli François, Duca d’Angiò e Carlo IX e della moglie, Elisabetta d’Austria; Dipinse anche Maria, Regina di Scozia e Margherita di Valois, e molti personaggi della corte e della famiglia reale. Il suo vero capolavoro è considerato il ritratto della Regina Elisabetta d’Austria conservato al Louvre. Muore a Parigi nel 1572.

COCCORANTE LEONARDO

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Leonardo Coccorante nasca a Napoli nel 1680. Coccorante ha studiato con Jan Frans van Bloemen, Angelo Maria Costa e Gabriele Ricciardelli. Ha lavorato alle decorazioni presso il Palazzo Reale di Napoli per conto di Carlo di Borbone Re delle due Sicilie. Morì a Napoli nel 1750. I suoi dipinti sono caratterizzati da paesaggi con presenza di rovine architettoniche classiche.

CODAZZI VIVIANO

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Viviano Codazzi detto anche Viviano Codagora o il Codagora nasce a Bergamo nel 1604.  Nel 1620 lascia Bergamo, e lo ritroviamo a Napoli nel 1634 come allievo di Cosimo Fanzago. Assieme a Domenico Gargiulo si specializza nel genere del paesaggio; e mentre Gargiulo si specializza sulle figure, Codazzi si dedica alle prospettive architettoniche e ai paesaggi con rovine. In seguito alle rivolte di Masianello si trasferisce a Roma e collabora insieme a Antoine Gobau, Michelangelo Cerquozzi, Jan Miel, Filippo Lauri, e Vicente Giner. La sua pittura fu influenzata dai pittori olandesi seguaci della Scuola dei Bamboccianti. Da ricordare una sua veduta della Basilica di San Pietro del 1630, che è caratteristica in quanto è l’ultima senza il colonnato del Bernini e con la presenza delle due torri campanarie ai lati che facevano parte del progetto ma che non furono mai erette. Codazzi ritrae fedelmente le rovine romane, o le costruisce di fantasia, ma sempre su un piano di verosimiglianza, con la luce che mette in risalto gli archi sbrecciati, i muri corrosi, con una mescolanza di poveri edifici addossati ai monumenti antichi e popolati da umile gente. Venne considerato un precursore del settecento tanto da essere definito il Canaletto dei seicento. Muore a Roma nel 1670.

CONCA SEBASTIANO

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Sebastiano Conca detto Il Cavaliere nasce a Gaeta nel 1680. Era il maggiore di dieci fratelli e frequentò per oltre 15 anni la scuola napoletana di Francesco Solimena. Nel 1706 si trasferisce a Roma assieme al fratello Giovanni e affianca Carlo Maratta svolgendo una proficua attività di affrescatore e di artista di altari fin oltre il 1750. Grazie ai favori del Cardinale Pietro Ottoboni ebbe modo di incontrare Papa Clemente XI che gli consentì di realizzare l’affresco di Geremia in San Giovanni in Laterano. Venne ricompensato con il titolo di Cavaliere da parte del Pontefice e con una croce di diamanti da parte del Cardinale. Nel 1710 apre la sua “Accademia del Nudo” in cui affluiscono artisti come Pompeo Batoni, Olivio Sozzi e Giuseppe Tresca. Nel 1729 entra a far parte dell’Accademia di san Luca diventandone direttore in vari periodi. Nel 1731 a Siena affrescò l’abside della Chiesa della Santissima Annunziata guadagnondisi l’ammirazione dei contemporanei. Lavorò anche presso la Corte Sabauda all’Oratorio di San Filippo ed alla Chiesa di Santa Teresa a Torino. Nel 1752 rientra a Napoli e abbandona le tendenze classiche per accostarsi al barocco e al rococò ispirandosi soprattutto a Luca Giordano. Nel 1758 dipinge la pala d’altare raffigurante la Concezione di Maria Vergine dipinta per i Francescani della chiesa romana di San Lorenzo in Panisperna. Grazie all’opera del Vanvitelli, ricevette incarichi da Carlo III di Borbone e dai più potenti ordini religiosi partenopei. Le sue opere più impegnative di questi ultimi anni sono andate distrutte, mentre rimangono molte pale per altare a Napoli, tele inviate in Sicilia, i dipinti eseguiti per i benedettini di Aversa (1761) e le Storie di San Francesco da Paola, eseguite tra il 1762 e il 1763 per i Frati Minori del Santuario di Santa Maria di Pozzano a Castellammare. Si stima che esistano circa 1200 opere dell’artista. Muore a Napoli nel 1764.

COURTOIS JACQUES

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Jacques Courtois o Giacomo Cortesi nasce a Saint-Hyppolite nel 1621. Era soprannominato il Borgognone delle Battaglie. Proveniva dalla Regione francese della Franche-Comtè. Il suo primo maestro fu il padre Jean Courtois. Tra il 1636 ed il 1639 si arruolò nell’esercito spagnolo. Studiò a Bologna presso Jérome Colomès, lavorò con Guido Reni e Francesco Albani e a Firenze con Jan Asselyn, pittore olandese specializzato in scene di battaglia. Nel 1640 giunse a Roma e rimase ammirato dalla Battaglia di Costantino dipinto da Giulio Romano custodito in Vaticano. E’ da qui e forse anche dal periodo passato nell’esercito spagnolo che comincia a specializzarsi nei dipinti di battaglie. Nel 1647 si trasferisce a Siena e sposa la figlia di un pittore. Alla sua morte viene accusato di averla avvelenata (a causa della sua gelosia), ragion per cui si ritirò presso i Padri della Compagnia di Gesù e divenne gesuita. Al suo rientra a Roma prende dimora presso il noviziato di Sant’Andrea a Monte Cavallo e presso la Casa dei Gesuiti. In questo periodo dipinse la serie di sei battaglie “vinte per l’intercessione della Vergine Maria” che si trovano nella Cappella primaria del Collegio Romano. Oggi le opere di Jacques Courtois si trovano nei maggiori musei del mondo, la Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze, il Louvre a Parigi, il Prado a Madrid, il Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo. Secondo Gian Lorenzo Bernini nessun pittore dell’epoca è riuscita a rendere meglio l’espressione grafica dell’orrore della battaglia. Muore a Roma nel 1676.

CRANACH LUCAS IL GIOVANE

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Lucas Cranach il Giovane nasce a Wittember nel 1515. Figlio di Lucas Cranach il Vecchio comincia nella bottega paterna assieme al fratello Hans ed ereditandone la bottega alla sua morte. Diventa famoso per i ritratti e le versioni semplici e chiare di scene allegoriche e mitologiche. Il suo stile è talmente simile al padre che talvolta crea difficoltà nell’attribuzione delle opere. Muore a Weimar nel 1586.

CRANACH LUCAS IL VECCHIO

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Lucas Cranach il Vecchio nasce a Kronach nel 1472. Iniziò la sua carriera presso la bottega del padre che era un incisore. Tra il 1501 ed il 1504 fece un viaggio lungo la Valle del Danubio giungendo a Vienna ove venne in contatto con ambienti umanisti. In quegli anni dipinse delle tavole di ispirazione religiosa (San Girolamo 1502, Crocifissione 1503, Riposo durante la fuga in Egitto 1504). Il suo stile iniziale risulta vicino a quello di Albrecht Dürer, di Albrecht Altdorfer e della Scuola danubiana ed era caratterizzato da paesaggi  movimentati con attenzioni a dettagli e simboli. Nel 1505 si stabilisce a Wittemberg dove diviene Il Pittore di Corte dell’Elettorato di Sassonia Federico il Saggio. Nel 1508 Cranach il Vecchio visita i Paesi Bassi, dove dipinge ritratti dei regnanti, come il Sacro Romano Imperatore Maximilian I e il giovane Principe, che gli successe come Carlo V. E’ in questo periodo che la sua arte si orienta verso uno stile simile al manierismo: le forme si allungano, divengono più sottili, i personaggi acquistano importanza in rapporto al paesaggio e le loro differenti pose divengono più elaborate, prestando molta cura per l’abbigliamento raffinato. In questi anni stringe amicizia con Martin Lutero, divenendo, oltre che ammiratore delle sue idee, anche il principale rappresentante dell’iconografia protestante, rappresentando temi cari alla Riforma, presi dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Dipinse anche numerosi ritratti e scene religiose. Fu lui ad illustrare con incisioni l’edizione della Bibbia in tedesco, tradotta da Lutero. Proprietario di una farmacia e di una stamperia, eletto tre volte borgomastro di Wittenberg, mantiene la sua carica di Pittore di Corte anche sotto Giovanni-Costante e Giovanni Federico I di Sassonia. Divenne famoso anche per le sue incisioni su legno, come quelle che illustravano il primo libro stampato del Nuovo Testamento in tedesco. Di lui restano almeno 400 opere e molti di questi erano ritratti non solo dei regnanti di Sassonia ma anche dei protagonisti della Controriforma a partire da Martin Lutero. Dopo la cattura del suo protettore, passò due anni in carcere dal 1550 al 1552 prima di trasferirsi a Weimar ove morì l’anno seguente.

CRESPI DANIELE

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Daniele Crespi nasce a Busto Arsizio alla fine del 500 (forse nel 1598). Apparteneva ad una famiglia di artisti tra cui ricordiamo Giovan Battista Crespi.  La sua attività giovanile testimonia la precocità del personaggio. Tra le sue opere del periodo giovanile ricordiamo: la decorazione della cappella di S. Antonio e i pennacchi della cupola con i Quattro evangelisti, entrambe nella chiesa di San Vittore al Corpo a Milano, la Decollazione del Battista nella cappella di S. Giovanni e l’Adorazione dei magi in Sant’Alessandro in Zebedia, la decorazione della cappella dell’Annunciata nella Basilica di Sant’Eustorgio e le tele per la chiesa di San Protaso ad Monachos. Venne influenzato dal Manierismo di Procaccini, dal realismo di Andrea De Ferrari, di Rubens, di Van Dyck. Intorno al 1625 riceve un’importante commissione da parte dei dei canonici Lateranensi di Santa Maria della Passione; per questa chiesa Crespi dipinge alcune figure di lateranensi e di santi nella navata centrale, il Cristo sorretto da un angelo, le ante d’organo con la Lavanda dei piedi, l’Innalzamento e la Deposizione dalla croce, e uno dei suoi più intensi capolavori, Il digiuno di San Carlo Borromeo. I punti più elevati della sua produzione artistica si ebbero con La cena di San Carlo Borromeo (Milano, chiesa di Santa Maria della Passione) e nel Ciclo di San Bruno nella Certosa di Garegnano (o Certosa di Milano), terminato nel 1629. Oltre a dipinti a soggetto religioso, Crespi ottenne fama anche per la ritrattistica: l’Autoritratto degli Uffizi (1627),  il Ritratto del chirurgo Enea Fioravanti del Castello Sforzesco, il Ritratto di Antonio Olgiati della Collezione Koelliker a Milano, il Ritratto di gentiluomo con barba, il ritratto di Manfredo Settala della Pinacoteca Ambrosiana e il Ritratto di giovane della Collezione Borromeo, Isola Bella, Stresa. Poco dopo aver rilevato la bottega di Procaccini venne colpito dall’epidemia di peste e morì nel 1630, lasciando incompiuta la opera di maggior impegno e cioè il ciclo di affreschi della certosa di Pavia.

CRESPI GIOVAN BATTISTA

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Giovan Battista Crespi detto il Cerano nasce a Romagnano Sesia nel 1573. La su aprima formazione la ricevette nella bottega del padre, il pittore Raffaele Crespi e i suoi iniziali collaboratori furono suo fratello Ortensio che divenne il suo principale collaboratore assieme al genero Melchiorre Gherardini. Si hanno notizie già dal 1591 di lavori eseguiti e purtroppo andati perduti per conto di Renato Borromeo fratello del Cardinale Federico. Di seguito dipinge numerose pale d’altare nella zona occidentale della Lombardia: tra queste: l’ “Incoronazione della Vergine con i santi Agostino e Bonaventura” (Trecate), l’ “Adorazione dei pastori” (Galleria Sabauda a Torino, proveniente da Mortara) e l’ “Ultima Cena” (Cerano). In queste prime opere si nota l’influenza di artisti quali Gaudenzio Ferrari e Pellegrino Tibaldi, con richiami all’arte di Federico Barocci. Un successivo viaggio a Roma nel 1596 assieme a Federico Borremeo fu un vero e proprio percorso di aggiornamento avendo toccato nel suo tragitto anche visite a Firenze e Bologna.  Nel 1598 curò i progetti per la monumentale statua del Colosso di San Carlo Borromeo (alta 21 metri) ad Arona tuttavia mai portato a termine. All’inizio del secolo ottenne le prime grandi commissioni come la pala d’altare con il Voto dei santi francescani, e il Battesimo di Cristo, datate 1600 e 1601. A cavallo tra il 1602 e il 1603 Crespi lavorò (con quattro dipinti) alla prima serie (i Fatti della vita del Beato Carlo Borromeo) dei Quadroni per il Duomo di Milano dipingendo inoltre alcune pale d’altare per Santa Maria presso San Celso. La serie dei Quadroni di San Carlo fu terminata nel 1610 con il gruppo dei Miracoli, di dimensioni inferiori; Cerano partecipò con sei dipinti a tempera. E’ a partire da questo periodo che si sviluppa la vera arte di Crespi e vengono creati veri capolavori quali: la Deposizione di Novara, la Crocifissione di Mortara, la Madonna del Rosario di Brera. Nel 1614 dipinse la Messa di San Gregorio Magno per Varese, e una pala per la Certosa di Pavia; 1618 portò a termine per la chiesa milanese di San Marco il Battesimo di Sant’Agostino. Nel 1621 venne nominato da Federico Borromeo primo presidente dell’Accademia Ambrosiana.  Tra i suoi allievi segnaliamo Carlo Francesco Nuvolone e Daniele Crespi. Nel 1626 portò a compimento uno dei suoi capolavori per il convento delle monache di S. Vittore a Meda: la Resurrezione di Cristo. Dal 1629 diresse la Fabbrica del Duomo, sia come pittore che come architetto, creando disegni per le sculture e realizzando il nuovo progetto della facciata che rinnovava quello di Pellegrino Tibaldi; del nuo progetto rimangono oggi i cinque portali nella facciata del duomo. Crespi progettò, inoltre anche la facciata di San Paolo Converso sempre a Milano. Nel 1631 dipinse La Madonna libera Milano dalla peste, custodita in Santa Maria delle Grazie e iniziò La Strage degli Albigesi per la chiesa di San Domenico a Cremona portata a termine da Melchiorre Gherardini a causa della morte di Crespi avvenuta a Milano nell’anno 1632.

CRESPI GIUSEPPE MARIA

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Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo o lo Spagnoletto nasce a Bologna nel 1665. La sua prima formazione avvenne presso il pittore A.M. Toni, poi passò alla scuola del Canuti e, in seguito,lo ritroviamopresso l’Accademia del nudo dell’atelier di Cignani. Era soprannominato lo Spagnolo per l’abitudine di indossare abiti stretti alla moda spagnola del tempo. Successivamente compie un viaggio nel Nord Italia al fine di studiare la pittura del Tardo Rinascimento e rimane affascinato dalla pittura veneziana. Viene considerato uno dei primi pittori italiani di livello che riuscirà a rappresentare la vita contemporanea con scene di semplici lavori domestici. Tra il 1700 e il 1705 Crespi lavora per Eugenio di Savoia, ed esegue Achille ammaestrato da Chirone e Enea e la Sibilla e Caronte a Vienna. Successivamente diventa suo mecenate Ferdinando de’ Medici per il quale esegue Fiera di Poggio a Caiano, Strage degli Innocenti custoditi agli Uffizi e un’Estasi di santa Margherita (Museo diocesano di Cortona). XCollabora con l’Accademia Clementina e realizza, per un mercante inglese, un ciclo che narra la vita di un cantante d’opera, andato perduto tranne che per un solo esemplare, La Pulce, dove ritrae la povertà e la modestia del personaggio. Nel 1740 Papa Benedetto XIV lo nomina Cavaliere, nel 1745 perde la vista ed è costretto a smettere di dipingere. Muore a Bologna nel 1747.

CRETI DONATO

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Donato Creti nasce a Cremona nel 1671. Avendo avuto una precoce predisposizione per il disegno venne introdotto nella bottega del Pittore Giorgio Raparini, ove rimase affascinato dalle opere di Guido Reni e di Simone Cantarini. Successivamente venne fatta opera di persuasione sul padre da parte del Pittore Gerolamo Negri affinchè fosse introdotto nell’Accademia del Nudo sotto il celebre Lorenzo Pasinelli.  Assieme a lui frequentava l’Accademia anche Pietro Ercole Fava appartenente a una delle famiglie nobili più importanti di Bologna. Palazzo Fava in quell’epoca era uno degli ambienti bolognesi di maggior prestigio e poteva vantare al suo interno il famoso ciclo pittorico dei Carracci con le storie di Giasone e Medea. Il conte Alessandro si circondava dei migliori artisti e avendo sentito le storie del figlio volle invitare a Palazzo Donato Creti al fine di valutare le sue grandi abilità. Avendone constatato le grandi doti lo ospitò nella sua casa al fine di garantirgli la crescita necessaria. Dipinse numerose tele fino a quando il Conte gli diede l’incarico, a soli 17 anni, di dipingere la stanza attigua a quella dipinta dai Carracci. Il primo dipinto a noi pervenuto fu quello del Fanciullo con due candele in mano. Tra i quadri a soggetto religioso da lui prodotto ricordiamo: la pala d’altare Incoronazione della Vergine e i dipinti Madonna e S. Ignazio (1737), L’elemosina di San Carlo Borromeo (1740), Sogno di Giobbe e Salomone e la regina di Saba. Ma è stato soprattutto nei soggetti mitologici che assunse il suo più alto livello soprattutto Episodi della storia di Achille, Scene campestri e Ballo di ninfe, Alessandro Magno minacciato dal padre Filippo di Macedonia. Venne nominato principe dell’Accademia Clementina nel 1728.  Muore a Bologna nel 1749.