Dipinti - Storia della Pittura - Antiquares
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Dipinti – Storia della Pittura

Antiquares  effettua valutazioni di dipinti antichi e moderni, stime di eredità o catalogazione di intere collezioni d’arte.
Siamo membri dell’AAI, Associazione Antiquari Italiani, operando con passione e serietà nel settore da più di quindici anni.
Non esitate a richiedere un nostro primo parere, compilando l’apposito modulo.
Se desiderate avere una valutazione dei vostri dipinti potete contattarci anche al n.340/8110226, o mandarci una mail all’indirizzo: antiquares@gmail.com.

DIPINTI IN EPOCA CLASSICA

Abbiamo a nostra disposizione alcune evidenze di pittura antica greca o romana: sono giunti a noi soprattutto affreschi, quali quelli conservati a Pompei ed Ercolano.

Per quel che concerne invece i dipinti “mobili”, abbiamo veramente poco; tra questi segnaliamo quelli del Fayyum, eseguiti in Egitto, e giunti integri fino ai nostri giorni, in quanto utilizzati anticamente nei sepolcri, per ricoprire i volti delle mummie.

I DIPINTI NEL MEDIOEVO

Durante la civiltà medievale, furono costruite importantissime cattedrali, come segno di magnificenza e grandezza. La pittura, la scultura e le decorazioni riflettono la volontà di abbellire le chiese, con la narrazione di episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, o della vita dei Santi. Il tema Sacro è  predominante nei dipinti dell’Epoca; anche quei pochi temi all’apparenza profani (quali i mesi), riflettono sempre la volontà di descrivere un tempo ed un universo nati per volontà divina.
L’arte bizantina fu caratterizzata da una simmetria compositiva e da colori simbolici, come per esempio l’oro degli sfondi.
Tale tendenza si attenua tra il XII ed il XIII secolo con lo svilupparsi dell’Arte Gotica che, originatasi in Francia, si diffuse repentinamente in Europa.
Nel periodo, sono sempre più frequenti i temi a carattere sacro, ma cominciano a svilupparsi anche soggetti con tematiche profane.

 GIOTTO E LA SUA EPOCA

Nelle grandi cattedrali raramente emergeva il singolo nome dell’artista.
Dal Trecento, la situazione si modifica con l’avvento di Giotto: la notorietà del maestro induce un gran numero di artisti ad accorrere alla sua bottega. La sua arte si diffonde quindi anche fuori da Firenze. E’ tramite le sue opere che avviene un cambiamento radicale nella narrazione religiosa: mentre prima le figure sacre erano sovradimensionate rispetto al resto della composizione, con Giotto la scena viene condivisa con sfere celesti, natura e con lo stesso uomo. Non viene più utilizzato il fondo oro per definire delle immagini fuori dal tempo, ma le stesse vengono presentate in un contesto più facilmente definibile, evidenziandone i sentimenti, tramite l’espressione dei volti. In questo modo la scena rappresentata è di più facile interpretazione. In tale periodo storico, i maggiori protagonisti dell’arte appartengono alla scuola senese, a quella fiorentina ed in generale all’ambiente toscano.
Tra i più noti, ricordiamo Duccio Buoninsegna, Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti.

I DIPINTI NEL RINASCIMENTO

Per tutto il ‘400, si cerca di elaborare un metodo prospettico per la rappresentazione della realtà; studi del genere vennero compiuti da Leon Battista Alberti e da Piero della Francesca. Contemporaneamente, c’è la tendenza a varcare i confini del Medioevo ed a riscoprire il mondo classico.
Roma torna pertanto a ricoprire un ruolo centrale e molti artisti vi si trasferiranno.
Seguendo l’esempio dei modelli greci e romani, gli artisti iniziano a guardare, con interesse sempre maggiore, l’uomo e la natura che lo circonda.
Esplicativi di tale tendenza sono gli studi anatomici di Leonardo da Vinci, sviluppati con lo scopo di rendere con maggior precisione la figura dell’uomo. Comincia quindi a delinearsi, come ovvia conseguenza, un nuovo genere pittorico rappresentato dal ritratto; inizialmente nato come raffigurazione del profilo, si sviluppò successivamente a tre quarti, per una visione più realistica del soggetto dipinto.
L’evoluzione porta anche all’apprendimento di nuove tecniche di pittura: si passa dalla tempera su tavola, all’olio su tela, che garantisce un maggior gioco di luci, permettendo di percepire volumi e profondità all’interno dei dipinti.
Il XVI secolo sarà caratterizzato dal diffondersi dell’arte pittorica in Italia.
Città come Venezia e Roma diventeranno quanto mai centrali, vero punto di riferimento per l’arte Europea. Tra gli altri, a Roma in questo periodo, si recheranno pittori come Michelangelo e Raffaello.

DOPO LA CONTRORIFORMA

La controriforma incide sulla cultura del periodo: gli artisti devono infatti adeguarsi alle tendenze della Chiesa Cattolica.
Vengono quindi imposte rappresentazioni iconografiche, prestando attenzione alla cultura educativa delle immagini. Tutto questo mentre la religione protestante, altrove, abbandona la rappresentazione di immagini sacre; i pittori olandesi e quelli tedeschi si dedicano ai soggetti profani.
In Italia le chiese presentano volte decorate con sfere celesti e rappresentazioni di storia sacra sopra gli altari, per indicare chiaramente il percorso necessario al raggiungimento della salvezza.
Nonostante il XVII secolo rappresenti un secolo di profonda crisi economica, arte e cultura si diffonderanno, evolvendosi in vari movimenti artistici quali il Classicismo dei Carracci, il Naturalismo di Caravaggio, ed il Barocco di Pietro da Cortona e del Baciccio.
Mentre i Carracci si affideranno nei loro dipinti ai modelli rinascimentali, Caravaggio guarderà  alla vita reale per cogliere gli aspetti anche più crudi del quotidiano. I suoi dipinti saranno vere e proprie rappresentazioni fortemente scenografiche della realtà, preludendo nell’aspetto compositivo gli artisti del Barocco, capaci di ricreare delle rappresentazioni sacre, con una loro visione fantastica e messe in scena complesse.

IL ROCOCO’
Nel XVIII secolo al barocco si sostituisce il Rococò; i pittori utilizzano colori delicati e forme curvilinee. Le tele vengono decorate con cherubini e miti d’amore. I panorami dipinti sono pastorali. In ambito aristocratico si afferma la scena galante (variante della scena di genere). In quest’epoca, comincia a svilupparsi il vedutismo, caratterizzato dalla fedele rappresentazione di panorami e luoghi. Ricordiamo, tra i più noti vedutisti, i pittori di Venezia, quali Francesco Guardi, Bernardo Bellotto e Canaletto. Tale tendenza si diffonde soprattutto durante il Grand Tour (termine utilizzato per indicare i viaggi che la giovane aristocrazia faceva in giro per l’Europa, per accrescere il suo sapere). In questo ambito si sviluppa pure il capriccio, che ha come soggetto paesaggi di pura invenzione, disseminati di rovine classiche .
Tra i maggiori autori segnaliamo Giovanni Paolo Pannini, Jean-Antoine Watteau, Francois Boucher, Jeaan-Honoré Fragonard e Thomas Gainsborough.
In Italia il Rococò si sviluppa soprattutto nelle regioni del Nord, con artisti di rilievo quali Giambattista Tiepolo.
Nella seconda metà del secolo, nasce il Neoclassicismo.
Nato come reazione al Rococò, si ispira all’arte antica, in special modo a quella greco-romana. Il Neoclassicismo si diffonde soprattutto in Francia, ma i vari artisti si recano in Italia, soprattutto a Pompei, per poter studiare i reperti antichi, che poi saranno parte fondamentale delle loro opere. Tra gli artisti più celebri segnaliamo Jacques-Louis David e Jean Auguste Dominique Ingres.

I DIPINTI NEL ROMANTICISMO

In Germania ed in tutto il continente si sviluppa il Romanticismo.
La realtà non è ciò che vediamo, ma ciò che percepiamo, prevalendo una visione introspettiva nella composizione pittorica.
I paesaggi dipinti rappresentano il luogo ideale in cui si riflettono i sentimenti ed i pensieri.
La stessa tendenza prende il sopravvento in Francia ed Italia.
Si  sviluppa quindi la pittura di storia, nella quale vengono raffigurate le scene epiche passate o anche contemporanee.
A metà del XIX secolo, nasce la cultura scientifica positivista e la corrente realista, che in Francia avrà come più noti rappresentanti Courbet e Corot.
Anche gli impressionisti hanno l’obiettivo di fornire nei loro dipinti una oggettiva rappresentazione del mondo: Monte Renoir e Sisley vogliono trasferire l’impressione visiva nella sua immediatezza: dipingono tele en plein, i loro temi preferiti sono le scene di vita metropolitana.
In Italia il Realismo si esemplifica con i Macchiaioli ed in particolare con Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega.

I DIPINTI NEL SIMBOLISMO

Alla fine del XIX secolo nasce il Simbolismo. Si origina dall’esperienza di Gauguin che, partendo dall’impressionismo, arriva ad una pittura con colori puri e forme appiattite, ricca di significati allegorici. Lo scopo del simbolismo è quello di superare la pura visività dell’impressionismocercando di trovare delle corrisponedenze tra mondo oggettivo e sensazioni soggettive.
A questa nuova tendenza si accostarono quindi i pittori post-impressionisti; per loro la pittura doveva essere in grado di trasfigurare la realtà, nell’esaltazione delle linee e dei colori che maggiormente avevano suscitato la loro emotività. Tra i maggiori rappresentanti segnaliamo Pierre Puvis de Chavannes, Gustave Mureau e Odilon Redon.

I DIPINTI NEL CUBISMO E FUTURISMO

Agli albori del XX secolo compaiono le avanguardie artistiche, contrapposte all’arte delle accademie. Tra queste citiamo i Fauves, che costruiscono l’immagine del dipinto su stridenti abbinamenti cromatici.
I Cubisti, intanto, frantumano la realtà oggettiva e la ricompongono in forme inattese e difficili da riconoscere.
I Futuristi, tra questi (Boccioni e Balla) affermano che la pittura debba essere allineata alla nuova società, basandosi pertanto su velocità e tecnica. Gli Astrattisti come Kandisky, Klee e Mondrian dipingono con solo colori e forme geometriche, abbandonando totalmente il reale.
Il Surrealismo mantiene invece ancora un certo legame con la realtà, ma il contatto viene riutilizzato, per creare un mondo immaginario e mitico, come nel caso di De Chirico, onirico e allucinato, come in quello di Magritte, Dalì e Ernst.
Questo rifiuto della pittura tradizionale raggiunge il suo apice con i Dadaisti, che donano valore artistico ad oggetti quotidiani (la ruota di bicicletta di Duchamp).
Nella seconda metà del ‘900 si sviluppa la Pop-Art, che teorizza che il valore artistico di un opera non dipende dalla sua qualità, ma dalle idee espresse.