Le Maioliche di Faenza ed Urbino - Antiquares
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Le Maioliche di Faenza ed Urbino

Nel Faentino, già dall’anno mille sono in attività alcune fornaci per la produzione di ceramiche e, successivamente, a metà del XV secolo, delle prime maioliche.
Lo sviluppo di questa lavorazione avrà qui un tale successo, per qualità ed eleganza, da far si che Faenza sia associata in tutto il mondo alla parola maiolica.
La Maiolica Faentina deve parte del suo sviluppo e molto del suo successo alla famiglia Manfredi, che sostennè il diffondersi di tale lavorazione.
Le tecniche ed i temi ornamentali di natura rinascimentali, sembrano essere sempre innovativi rispetto agli altri.
In principio i colori delle decorazioni erano molto forti (verde, blu, bruno ed arancione), ed erano utilizzati per vasi da farmacie, mattonelle da parete o da pavimentazione, e anche per piatti. Solitamente troviamo scene allegoriche. A partire dal ‘500 invece, compaiono decorazioni più raffinate, ispirate ai modelli a grottesca, utilizzati da Raffaello in Vaticano. Compaiono inoltre soggetti nuovi, come cornucopie e trofei.
L’istoriato Faentino predilige temi a carattere religioso. In questo genere la bottega di riferimento è Casa Pirota, che produce piatti con colori arancioni e blu.
Nella seconda metà del XVI secolo le ceramiche vengono create secondo lo stile compendiario, quindi ricoperte di uno strato di stagno, che conferisce eleganza al manufatto.

Urbino fu una delle città che diede maggior impulso all’arte rinascimentale, specie alla tecnica dell’istoriato, con la creazione di diverse tonalità e di giochi di luci ed ombre.
Durante il Rinascimento, le famiglie più ricche erano solite esporre su mobili verticali (credenze) i vari servizi, piatti, vasi, coppe di notevole fattura, proprio per la loro bellezza estetica, mentre le tavole erano adornate di stoviglie semplici di metallo o ceramica.
Tra le più celebri produzioni, ricordiamo il servizio d’Este, realizzato appositamente per Isabella d’Este, Marchesa di Mantova; i dipinti presenti erano tratti dalla Metamorfosi di Ovidio, oppure da opere di Raffaello.
La Bottega dei Fontana è la più famosa tra quelle che originarono la Maiolica di Urbino. Questa bottega è nota per l’utilizzo delle raffaellesche, ispirate ovviamente alle grottesche che Raffaello dipingeva in Vaticano.
La caratteristica di queste rappresentazioni era la presenza di linee scure, che delimitavano figure di tonalità delicate, alternate ad istoriati e gemme disegnate. Altra produzione di questa Bottega, a partire dal 1560, furono i bianchi compendiari, di ispirazione faentina. Tramite questa tecnica, vennero creati manufatti decorativi, quali grandi vasi o oggetti anche più piccoli, con una ricca modellatura ispirata all’estetica manieristica. I soggetti erano vari: da figure antropomorfe ad animali e conchiglie, ma tutti realizzati con grande capacità di modellazione.